SPORADICHE RIFLESSIONI SUL MONTAGGIO

2013

06

marzo

Il cinema è arte, ma l’arte del cinema è il montaggio. Una frase del genere detta da me forse ha poco senso. Ma se pensate che invece è stata pronunciata da Stanley Kubrick tutto cambia. Il montaggio infatti è l’attività che da senso ad un film. Il susseguirsi delle scene in un modo piuttosto che […]

A cura di: Giorgio | letto 1.516 volte

Il cinema è arte, ma l’arte del cinema è il montaggio.

Una frase del genere detta da me forse ha poco senso. Ma se pensate che invece è stata pronunciata da Stanley Kubrick tutto cambia.

Il montaggio infatti è l’attività che da senso ad un film. Il susseguirsi delle scene in un modo piuttosto che in un altro cambia drasticamente il significato ad un racconto. Vi ho già detto che la successione di piani e campi, la loro durata e di conseguenza il ritmo del film sono aspetti che denotano il film stesso. E se è vero che le inquadrature sono l’occhio del regista, che diventa poi l’occhio dello spettatore, inteso come il punto di vista da cui guardiamo il mondo sullo schermo, il montaggio diventa lo strumento per generare emozioni rispetto a ciò che si guarda.

Si tratta di una vera operazione di taglia e cuci in cui la quantità di fotogrammi deve essere pesata in maniera assolutamente precisa, in base alla durata dell’azione, al suo significato e al peso che una scena deve avere all’interno del film.

L’esigenza del montaggio nasce subito dopo la nascita del cinema. Quando ancora il sonoro non esisteva erano le sole immagini che dovevano far capire il senso del racconto. Negli anni naturalmente le tendenze sono cambiate, ci sono state delle evoluzioni. Da Griffith e Chaplin, passando per Ejzenstejn e Welles fino ai giorni nostri, molte cose sono cambiate. Spesso guardiamo i film dando per scontata una certa grammatica. Ma quando il cinema è nato la gente comune non era così abituata alle proiezioni.

Partiamo dal presupoposto che possiamo definire in maniera semplicistica, e nemmeno troppo corretta in verità, il cinematografo come evoluzione del teatro. Per cui gli spettatori erano abituati a vedere gli spettacoli dal loro posto a sedere. Quello era il loro punto di vista. Per questo motivo i primi film erano caratterizzati da una camera fissa che riprendeva dei soggetti da un’unica posizione. E siamo alla fine del XIX secolo. L’evoluzione del montaggio è stata lenta e graduale. Si individua come primo film in cui è presente un “rudimentale” (passatemi l’aggettivo) tentativo di montaggio Le Voyage dans la lune di Georges Melies.

http://youtu.be/rGeFLJUJXFk

Potete notare come non ci siano movimenti di macchina, piani e campi. E’ come se tutto fosse stato inscenato sul palcoscenico di un teatro e fosse stato ripreso e assemblato in maniera molto semplice, incollando spezzoni di pellicola che riprendevano le diverse scene. Anche la recitazione degli attori è molto teatrale, per evidenti motivi di comunicazione, oltre che di abitudine credo. Ma l’intuizione di Melies fu evidente: la necessità di far comprendere allo spettatore che i fatti si svolgono in diversi luoghi e momenti. In realtà mancava qualche anno per vedere un film che si avvicinasse minimamente a qualcosa a cui siamo abituati oggi.

Tra gli anni ’10 e gli anni ’20 l’evoluzione inzia a prendere una certa forma. Ed è durante questi anni che insieme alla vera è propria invenzione delle inquadrature, si pone il problema di metterle insieme per dare un significato ad una pellicola. Ci fu un caso che ha attratto molto la mia attenzione. Il “Potemkin” di Ejzenstejn fu montato due volte. Non so dirvi se fosse per motivi di censura o se per motivi funzionali. Sta di fatto che nella verisone definitiva l’ammutinamento avviene dopo l’ordine di fucilazione a cuasa di alcuni episodi di insubordinazione. Mentre in una prima versione le scene della fucilazione erano successive all’ammutinamento.

Se avete voglia lo potete trovare comodamente qui

http://youtu.be/ptxoW8z2DL0

E le cose non sono molto cambiate gli anni a seguire. Capita ancora che i film vengano rivisti e rimontati dopo averli sottoposti agli opportuni organi di censura e dopo le anteprime. Nel primo caso i motivi sono evidentemente sociopolitici, e i canoni cambiano da Paese a Paese. Nel secondo lo scopo è proprio quello di avere un immediato riscontro di pubblico, e capire se il film può funzionare o no. Una specie di sondaggio insomma. Questo avviene perchè quando si è immersi in progetto per settimane o mesi, si perde il contatto con la propria creazione. E lo spirito critico viene meno.

Nel mio piccolo ho sperimentato più volte di riguardare il film appena montato e non capire se potesse essere funzionale o meno. Per il semplice motivo che vedere e rivedere per decine o centinaia di volte le stesse scene, le stesse inquadrature e risentire la stessa musica fa perdere il senso del ritmo filmico. Per cui molto spesso è bene lasciar decantare per qualche ora, un giorno o due il proprio lavoro, farlo vedere a qualcuno, meglio se del mestiere, per poter rimettere i panni dello spettatore ed esprimere una critica più oggettiva rispetto al film riprodotto.

Lo dice anche David Cronemberg, fate un po’ voi! Ricordate di attivare i sottotitoli.

Lascia un Commento

  • Google Plus

    (0)

  • WordPress

    (0)

  • Facebook

    (0)

Commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Usa il tuo account Facebook:

Login