Tony Sleep: “sono un fotografo e non lavoro gratis” – critica spietata e vera per riflettere e far riflettere
Il post è del 27 di agosto ma sta facendo rapidamente il giro del mondo tramite blog e social network.
Si tratta di un articolo pubblicato da Tony Sleep, fotografo inglese, che affronta in modo duro e diretto il problema di quanti ti chiedono di lavorare “a costo zero” perchè “non hanno budget per le foto” oppure ti concedono il favore e l’oonore di “mettere il tuo logo” da qualche parte così “ti fai un po’ di pubblicità”.
L’articolo originale si intitola “We have no budget for Photos” e lo trovate nel suo blog in lingua inglese. Riportiamo la traduzione.
We Have No Budget for Photos
di Tony Sleep
Ogni settimana, ricevo in media un paio di proposte di lavoro da parte di gente che “non ha soldi” per pagare le mie foto. Case editrici, riviste, giornali, organizzazioni, aziende affermate o appena avviate: tutti pensano che la fotografia non costi niente, o peggio che mi stiano facendo un favore ad offrirmi di pubblicare il mio lavoro offrendo come compenso di aggiungere il mio nome qui o là.
Ho smesso di rispondere a queste richieste personalmente e linko semplicemente al seguente testo.
Allora, mettiamo le cose in chiaro. “Non abbiamo un budget per le fotografie” significa in realtà: “Pensiamo che i fotografi siano dei coglioni”.
Questa interpretazione potrà forse sembrarvi offensiva, ma possiamo facilmente verificarla con un esperimento: provate ad entrare in un ristorante della vostra città dicendo garbatamente “vorrei mangiare qui, ma non ho previsto un budget per pagarvi”. Aggiungere che in cambio farete pubblicità presso tutti i vostri amici non impedirà al proprietario di sbattervi cortesemente fuori a calci.
Ora, immaginate di essere voi stessi i proprietari di un ristorante dove la maggior parte degli avventori provano a cenare gratis con questa tecnica. La risposta è NO, volendo essere esageratamente gentili.
E se in realtà “non abbiamo un budget” era solo una strategia per tastare il terreno, la risposta è sempre e comunque NO. Non voglio avere niente a che fare con degli avidi opportunisti che vorrebbero imbastire una relazione professionale mentendo sin dall’inizio. Avete già dimostrato di non meritare fiducia, dunque mi date anche ragione di pensare che non sarete onesti sullo sfruttamento delle immagini e che comunque farete di tutto per non pagare un euro.
Se invece siete di quelli che promettono un sacco di lavoro meglio pagato più avanti se io accetto di aiutarvi a costo zero adesso, ottimo, ci sto, offritemi un contratto. Altrimenti per quanto mi riguarda le vostre sono tutte stronzate e la risposta è NO.
Anche perché, vedete, non me ne frega niente di “farmi conoscere” regalandovi il mio lavoro. Quello che voglio è invece un rapporto professionale di mutua collaborazione e beneficio. Da parte mia cerco di offrire la massima onestà ed integrità professionale e mi aspetto che i miei clienti facciano lo stesso con me. “Farsi conoscere” è la naturale conseguenza di un lavoro ben fatto, non un mezzo per ottenere qualcosa e lo stesso vale per il mio nome pubblicato insieme al mio lavoro: è una prassi, nonché indice di correttezza. Al contrario, di guadagnarmi applausi lavorando come un dilettante non me ne frega niente. Se avere un prodotto gratis è più importante di avere un prodotto di qualità, chiedete pure a qualcun altro.
Come la maggior parte delle persone, anch’io lavoro per pagarmi le bollette e mandare avanti la mia professione e la mia famiglia. Il fatto che io ami quello che faccio è semplicemente la ragione per cui sono quarant’anni che mi impegno al massimo nonostante le difficoltà: se pensate di avere il diritto di mancare di rispetto alla mia professionalità in virtù di questo, vi sbagliate di grosso.
Perciò non vi sorprendete se scelgo di non aiutare dei parassiti che guadagnano, o pretendono di farlo, sfruttando il lavoro dei fotografi – e anche il mio – fino al midollo. Con alcune rare eccezioni (piccole associazioni veramente no profit, mandate avanti da volontari) sono io che questa volta non ho previsto un budget per rendere le imprese degli altri più redditizie: già far quadrare i miei bilanci non è cosa da poco, vista anche questa recente tendenza a far passare lo “sfruttamento” come “un’incredibile opportunità”.
Il mio sostegno lo garantisco volentieri quando posso, attraverso piccole donazioni ad organizzazioni che ritengo di voler aiutare o semplicemente offrendo un pranzo ad un senzatetto. Vi assicuro inoltre che quando lavoro per onlus e associazioni, lo faccio a tassi agevolati. Penso di essere una persona onesta, generosa e gentile, ma mi sento di non fare l’elemosina a degli accattoni stipendiati che mi chiedono di riempirgli le tasche con soldi a manciate. Mi fanno incazzare. Specialmente quando mi insultano dicendo che si, il mio è proprio un bel lavoro, però non lo pagherebbero un cent.
Ho avuto delle conversazioni esilaranti con un sacco di gente che, a quanto pare, pensa che delle buone immagini siano solo il frutto di circostanze fortunate e che dunque sia loro diritto averle a costo zero, semplicemente perché gli elettroni non hanno ancora un preciso valore di mercato. Come la volta in cui incontrai la manager di un’importante organizzazione inglese (con un utile dichiarato di oltre 3 milioni di sterline). La signora mi spiegava quanto tenesse a pubblicare più foto possibile sul sito internet del gruppo di cui era a capo: i visitatori le trovavano infatti più efficaci ed immediate dei testi (prodotti per altro da uno specifico team di scrittori retribuiti). Dunque l’importanza delle foto era fuori discussione. Ma, forse, sarebbe stato anche il caso di pagarle: magari usando una parte del budget annuo di 160.000 sterline che la suddetta organizzazione destinava ai contenuti web (di nuovo, ho controllato le cifre dichiarate, disponibili online). La signora proprio non riusciva a capire che la foto che aveva davanti e che avrebbe tanto voluto pubblicare esisteva solo perché io avevo investito tempo, denaro e lavoro nel crearla. “Ma tutti i fotografi di solito sono ben felici di lasciarci pubblicare le loro immagini gratuitamente” mi spiegava. Non credo proprio lo siano, probabilmente hanno solo omesso di dare un’occhiata alle solite cifre che dicevo sopra: se lo avessero fatto si sarebbero accorti che lei guadagnava qualcosa come 66.000 sterline l’anno (circa €74.000 al cambio attuale, ndr) – giusto qualche soldo in più della retribuzione zero che invece offriva in cambio delle immagini.
E’ chiaro che soltanto i fotografi amatoriali possono permettersi di fornire servizi senza ricevere un compenso: la fotografia non è per loro una fonte di reddito. Fanno altri lavori, hanno una pensione, guadagnano in altro modo, sono dei romantici con tendenze suicide – non mi interessa. Io no. L’atteggiamento di far guerra ai professionisti per farsi belli è profondamente egoista e ha conseguenze disastrose: distrugge la fotografia come mestiere, come rispettabile fonte di guadagno per la vita.
Ecco, questa è gente vanitosa e piena di sé e davvero si accontenta di lavorare in cambio del proprio nome scritto accanto ad un’immagine: se è tutto ciò che avete da offrire, chiamate pure uno di loro. In alternativa, avete a disposizione una folta schiera di studenti e neolaureati da sfruttare – sono disperati ed inesperti, vi consiglio di cogliere al volo la ghiotta occasione di risparmiare qualche soldo e peggiorare di un altro po’ le loro già precarie condizioni economiche.
Tutto questo significa che forse non riuscirete a procurarvi le immagini che volete a costo zero? Beh, benvenuti nel mondo, è dura. A me non danno certo macchine fotografiche, computer, programmi, benzina, una casa e da mangiare senza spendere un euro. La fotografia è facile ed economica no? Allora prendete una macchina fotografica e scattatevele da soli le vostre stupide foto.
E se dopo aver letto vi sentite offesi, probabilmente è perché almeno una volta, ci avete provato anche voi.
Si ringrazia per la traduzione e l'ispirazione Agnese Morganti








Tommy sei un grande!!!!!
Tony… hai perfettamente ragione!!!
Mi immedesimo in quello che scrivi pur non essendo un fotografo professionista, bensì un musicista che cerca di suonare nei locali. Sai quante volte hanno provato a farci suonare gratis, con la promessa che se le cose fossero andate bene avremmo avuto altre occasioni retribuite??? Ovviamente classiche promesse da marinaio!!! Non considerare il valore aggiunto del musicista/fotografo che indubbiamente incrementa l’appetibilità, e di conseguanza gli intoriti, del locale/rivista/sito/ecc… è scorretto!!! Ed io, per la gloria, con la falsa promessa non codificata in alcun contratto scritto, che qualche occasione futura e retribuita ci sarà di sicuro, devo stare in ballo 12 ore tra l’andare al locale, montare il palco, suonare, smontare e tornare a casa??? Ma per favore… la risposta è NO!!! E con questo voglio inviare un messaggio a tutti quei musicisti che suonano gratis: se non sei un ragazzino alle prime armi; se non suoni in una band alle prime armi (qualsiasi sia la tua età); se, soprattutto, hai rispetto per la musica quale arte che merita di essere riconosciuta e remunerata per l’impegno profuso… non accettare mai di suonare gratis!!! Così facendo, i tuoi soldi rimarranno nelle tasche dei proprietari dei locali ma, cosa più grave, gli stessi proprietari, sapendo che c’è un mercato di musicisti pronti al “sacrifico”, eviteranno di investire nella qualità di chi davvero meriterebbe la ribalta in nome di un risparmio/guadagno più facile!!! Pensateci bene!!!
Grazie Tony per l’opportunità che mi ha dato di esprimere il mio pensiero!!!
Matteo
Ed io aggiungo: “Io sono un fotografo, quindi rilascio fattura o ritenuta d’acconto, e mi faccio pagare”
Beh, la stessa cosa vale anche per i giornalisti cosiddetti freelance che – se non proprio gratis – si adeguano a prendere delle cifre ridicoli per i loro articoli. In questo modo diventano un’arma nelle mani degli editori che non vedono l’ora di trovare nuovi schiavi da sfruttare per vedere riempite le pagine dei loro giornali. E la qualità – inutile dirlo – ne risente e non poco.
Da fotografo non posso che essere d’ accordo , sentirsi dire che : ” Tanto con la digitale non ti costa niente ” è diventata la prima frase che sento quando mi chiedono un preventivo .
Dico grazie a Tony Sleep. Perfettamente d’accordo. Ho iniziato la sua stessa battaglia già da qualche mese, rifiutando alcune “proposte indecenti” per farmi pubblicare ancora foto gratis o lasciare a qualche azienda di utilizzarle senza compenso alcuno. Sono mamma di due bimbe che hanno diritto di crescere e di avere quel minimo di necessità per vivere.
Interessante come la traduzione aggiunga concetti e aggettivi e un tono di ulteriore amarezza che nel testo originale non sono presenti. Ma ahimè, è un vizio dei “traduttori” metterci del proprio.
“If all this offends you, best stay away from mirrors too.”
In generale hai ragione (riguardo alle traduzioni), ma direi che in questo caso non aggiunge ‘altra’ amarezza.. l’espressione inglese usata é molto amara di suo. Diciamo che la nostra estensione linguistica (italiano) ci permette di dare piu’ suono alle parole inglesi. Ma in sostanza ti assicuro che il significato é esattamente lo stesso, senza rafforzamenti.
Solidale con te! Io sono un grafico editoriale e da quando è iniziata la crisi economica preferisco lavorare in un callcenter piuttosto che sputtanarmi il lavoro! Ai tuoi esempi di gentaglia aggiungerei quelli che “siccome sei bravo e non ci metti niente a fare il lavoro, perché mai chiedi così tanto…”
BRAVO! E non c’ è niente da replicare. Io sono grafico ed è la stessa identica cosa. “Tanto che vi costa fare un logo o una grafica”. La gente pensa che i grafici si pagano da vivere con la creatività.
Come non condividere? Le varie prestazioni artistiche (fotogragia, grafica, disegno o altro) sono considerate “passatempi” non degni di essere retribuiti.
Siamo ancora molto indietro come mentalità.
Perfettamente ragione e aggiungo: la vostra situazione è uguale a quella dei fumettisti. hai il mio sostegno.
Resistere, resistere, resistere.
Quant’è vero tutto questo, pochi giorni fa chiacchierando con un mio collega ho detto esattamente le stesse cose. Non so quanto possa essere utile, ma di fatto qualcuno almeno ha avuto il coraggio di dirlo.
tutto il mio rispetto e la mia approvazione da collega illustratrice
senza offesa per nessuno, ma se avessi un budget per le foto, chiamerei richardson, hickey, sorrenti…
non è un mero problema di prestazioni artistiche che non vogliono essere pagate… ma il valore che si danno a certe prestazioni artistiche
@lennaz: un conto avere un budget da decine di migliaia di euro per il fotografo di gran grido, un conto poche centinaia per un lavoro ben fatto e fatturato
Beh allora immagino che anche il tuo di lavoro sia diciamo “a gratis” tanto qualunque lavoro tu faccia posso sempre dire “beh ma per quei soldi trovo certamente qualcuno + bravo” (è una logica perversa che come vedi ti si può ritorcere contro)…
Tu sì che hai capito tutto della vita…………
sei veramente uno con i (c… OO) bravo… giornalmente dico le “stesse cose” a quelli che mi chiedono le “stesse cose” che dicono a te… campi simili ma uguali nelle richieste, sono un grafico considerato CARO (nei prezzi che chiedo), per loro sarei sempre troppo CARO, visto che non vorrebbero spendere nulla… che poi le cose che fanno loro le vendono e incassano… vai a chiedere se ti regalano un libro o una pubblicazione
Santo Subito!!!!!!!!!!
Hai perfettamente ragione. Io sono cinque anni che lavoro in queste condizioni e mi sono accorto tardi dell’errore che stavo facendo. Adesso mi trovo a lottare per far valere quello che faccio. Grazie per quello che hai scritto: spero che la gente si renda conto di quello che vale e non si svenda inutilmente.
Andrea, se sono 5 anni che lavori in queste condizioni, non lavori. Perché mantenere un attività costa uno sproposito di tasse. Oppure fai in nero e regali le foto. Ma non ti biasimo, perché la fotografia è un hobby e pure cheap. E voglio vedere chi mi smentisce
Francesco, senza voler fare polemica, ti smentisco volentieri, almeno sul cheap. Se vuoi fare porcate nessun problema, ma se desideri avere un approccio, non dico professionale, ma almeno un po evoluto i costi non sono proprio irrisori. A meno che non guadagni più di 2000 euro al mese, allora, te lo riconosco, è una spesa affrontabile serenamente.
Condivido l’articolo di Tony e i tanti commenti!
Purtroppo oggi questa “pratica” è molto diffusa tra le aziende a scapito di tanti professionisti nel campo della creatività (fotografi, designer, grafici, coopywriter, web designer….).
Con la scusa della crisi e dei budget ridotti, e con l’uso dello specchietto per le allodole “se fai questo gratis (e bene) poi ti diamo tanto altro lavoro” oppure con frasi del tipo “guarda…è un onore per te “creare” qualcosa per una azienda famosa come la nostra”….non fanno altro che sfruttare il lavoro. Secondo me ogni lavoro deve essere sempre valorizzato e pagato…e soprattutto rispettato.
Altra pratica molto diffusa oggi è indire “concorsi” per farsi realizzare loghi o per farsi dare idee creative per il proprio brand….in stile social, tutti possono contribuire, proporre, partecipare,…si va bene, ok…ma secondo me il valore dovrebbe essere più alto di un semplice “scambio merce”.
Ieri mi sono imbattuta nel concorso indetto dalla ZeroRh+ azienda leader nella commercializzazione di occhiali sportivi…
Disegna il nuovo marchio ZeroRH+ e vinci un occhiale, un giaccone e una giornata nel reparto corse del team motogp honda!
ZeroRH+ NEEDS YOUR BLOOD!…recita lo slogan del concorso….e direi che è proprio il caso di dirlo…le aziende che si comportano così sono dei vampiri
http://www.facebook.com/Zerorh.TheLookOfSport?sk=wall
Beh, FANTASTICO!!! Che dire??!!
Io sono un modello e devo dire che purtropo a me succede continuamente che in cambio delle foto io debba posare gratis… Anche questo NON è giusto….
Bravo sono anni che combatto contro queste persone ignoranti che non riconoscono
il nostro lavoro. Ciao Piero
Sono con te , Grande
Caro Tony Sleep. Mi sembra che tu stia dicendo una miriade di stronzate. Vuoi forse che la gente butti via il suo nuovo smartphone della mela, con istagram, perché deve pensare che solo tu puoi far foto? Caro Tony, ben venuto nell’ITALIA mondiale, dove tutto è inutile, il bello è un lusso, e prima arrivano i soldi poi l’arte. Se sei così tanto artista e serio e valido come dici, non ti lamentare, tira la cinghia e continua a portare avanti la fotografia. Perché la fotografia non è un diritto. E’ prima di tutto una passione, poi al giorno d’oggi una missione, e rarissimamente un bussiness. E te lo puo dire anche gente che pubblica per il Times o il national geo. Eppure c’è ,ed è strabiliante come la tecnologia industriale sposata con l’arte, offra immagini incredibili al giorno d’oggi. Buona fortuna amico. Credici
Parole sacrosante, sacrosantissime! E grazie Max per l’OTTIMA traduzione, è veramente merce rara oggi.
Unica obiezione: chi scrive testi è trattato nel medesimo modo, non c’è differenza tra testi e immagini, almeno in Italia. Ci sono persino testate nazionali che non pagano, anzi sono quelle che lo fanno di più perché “in cambio” ti offrono la firma sul quotidiano nazionale.
Io mi sono trovata persino nella situazione di vedere miei testi copincollati dal mio blog sul giornale di turno o su un altro sito, senza nemmeno chiedere. Risposta: ti facciamo pubblicità. Se gli rispondi: ah, ok, allora adesso entro all’Apple store, mi prendo un mac nuovo e non pago, perché poi gli faccio pubblicità, funziona? Ti guardano come fossi matta e si offendono anche, soprattutto gli italiani: come osi! Una redattrice di una testata online ha avuto anche la faccia di rispondermi: tra tanti che c’erano, abbiamo scelto proprio te, dovresti esserne felice!
ah, che culo!
Hai perfettamente ragione, la cosa che poi fa indignare di più è che vorrebbero accontentarci mettendo il nostro nome sulla pubblicazione( cosa obbligatoria per legge citare l’autore!!!). Non si può andare avanti così, si facessero le loro belle foto con i cellulari, che a loro dire vengono benissimo.Facciamo rispettare
Possiamo aggiungere che lo stesso discorso dovrebbe essere fatto per il software? Molti pensano che dato che già pagano per l’hardware, il software dovrebbe essere gratis.
Non so voi, ma io a quest’uomo farei un monumento. Ci sono tante e tali cose vere in quello ke dice ke questo testo andrebbe inserito alla fine di ogni portfolio e di ogni curriculum al momento della contrattazione x un lavoro. Che chi se lo trova in mano eviti di perdere e far perdere tempo prezioso.
Anche se sono solamente un fotoamatore rispetto profondamente e condivido assolutamente quanto da te scritto che, ricordo, vale per tutti i lavori. Basta sfruttamento della dignità professionale delle persone. Sapendo cosa vuol dire, in termini di sacrificio, portare a casa una bella foto ti appoggio in pieno.